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LA MEDICINA NELLO SPORT
01 agosto 2008 ore 10:01

LE DUE PASSIONI DI VINCENZO VILLARI


Sara' l'unico giudice italiano, arbitro di canottaggio, alle Olimpiadi di Pechino 2008 e partira' per la capitale cinese, martedì 5 agosto.


Vincenzo Villari, Primario di psichiatria ospedaliera, presso le Molinette di Torino, sarà tra i protagonisti che la squadra piemontese ed italiana, schiererà a Pechino. Infatti il primario è l'unico giudice designato dalla federazione italiana canottagio (fic),  chiamato i venti internazionali, a giudicare le gare che si disputeranno dal 9 Agosto.
Ex campione italiano nel doppio e nel quattro di coppia, Villari ha vestito in numerose occasioni la maglia azzurra della nazionale. Il suo miglior risultato, rimane sempre l'ottavo posto conseguito ai Mondiali Juniores di Montreal nel 1975. Ma nonostante le numerose soddisfazioni per il canottagio, suo secondo amore come lo definisce il Primario, partire, andare alle Olimpiadi, per il professor Villari, rimane sempre una grande emozione.


"Il canottaggio è sempre stato una mia passione, una passione di gioventù come vogatore agonista, ora invece lo faccio come masters oltre a svolgere l'attività di giudice, che ho coltivato negli anni. Per più di vent'anni."


Mi parli dell'attività di giudice di gara, cosa vuol dire andare a Pechino e fare il giudice?


Sorride... "Ancora non ci credo! Direi che andare alle Olimpiadi per uno sportivo sia la cosa più bella che ti possa capitare nella vita. E' chiaro, andarci come atleta, come protagonista attivo, è la cosa più bella ma, visto che io non ci sono riuscito, allora mi accontento di andarci  con un altro titolo. Immagini quanto possa riempirmi di gioia quello che mi sta capitando. Oltretutto c'è un aspetto particolare per le Olimpiadi quest'anno: le gare si svolgono a Pechino. Percarità, sarebbero belle lo stesso se ci svolgessero a Milano, però il fatto che si disputino in Cina, la cosa mi affascina. Pechino è così lontana da noi ed è così diversa da noi, la cosa mi affascina molto.
Poi certo, tutti queste polemiche che stanno accompagnando le Olimpiadi quest'anno... la vedo un po' come sfida. Sono curioso di vedre come andranno."


Si le polemiche sono state tante indubbiamente, ma c'è nè una in particolare in questi giorni. Ormai è il caso di dirlo, Pechino è alle porte, ma non la spaventa l'alto taso di inquinamento che troverà una volta laggiù?


"C'è un alto tasso di inquinamento è vero, ma questo è un aspetto che riguarda però gli altleti e immagino che lo stiano affrontando prendendo le dovute precauzioni, nei limiti del possibile si intende. A me non spaventa, no."


Dunque Lei sta andando alle olimpiadi in veste di giudice e non di psichiatra, quindi non si occuperà degli aspetti medici. Non si presenteranno quindi occasioni come dire...di deformazione professionale?


"No. Li c'è uno staff medico molto preparato, non avranno sicuramente bisogno del mio aiuto. Non sarà quello il mio compito. Non faccio il medico nè per mandato, nè per diletto. Quando non lavoro non sono uno psichiatra."


Professore, le chiederei un parere dal punto di vista psicologico e psichiatrico sugli atleti e sui terribili fatti che stanno sconvolgendo il ciclismo italiano e internazionale. Perchè un'atleta che si allena ogni giorno, che riesce a raggiungere le massime competizioni come il Tour de France o le Olimpiadi, ha bisogno di doparsi?


"Io francamente non scomoderei nè la psicologia, nè la psichiatria. Si dopano per un motivo semplicissimo: da quando esiste il mondo, alcuni hanno tentato di imbrogliare." Non si sbottona più di tanto, ma poi sottolinea l'importanza della figura del giudice nello sport. "I giudici servono ad evitare che qualcuno cerchi di vincere imbrogliando e non rispettando le regole, magari alterando le prestazioni del proprio organismo con sostanze proibite. Il mio ruolo è e sarà quello di bloccare l'atleta qualora si presentasse il problema. E' come dire...è un po' la storia tra guardia e ladri."


Ecco quindi lei sarà la guardia della situazione a Pechino?


"Si, ovviamente ci sono delle procedure molto precise. A livello mondiale, la gestione dell'anti doping è fatta da un'agenzia indipendente, la World Antidoping Agency. Fanno tutto loro, dai prelievi alle analisi, compreso scegliere gli atleti da sottoporre ai controlli. Quello che a noi giudici viene richiesto, è controllare gli atleti, se necessario bloccarli e accompagnarli all'antidoping. La giuria non si occupa di analisi, il personale specializzato si, ovviamente agisce nella più totale segretezza. Noi non sappiamo chi verrà controllato, lo veniamo a sapere solo durante lo svolgersi della gara."


C'è un campione olimpico in particolare per il quale fa il tifo?


"Si. C'è il singolista della Nuova Zelanda.  Verrà a Torino in Novembre per disputare la gara in singolo organizzata dalla Società Canottieri Cerea. Da due anni questo ragazzone di vent'anni, alto di due metri, vince su tutti stracciando sempre il record. Ogni anno lo abbassa ed è una meraviglia. Io penso che ci siano grandi possibilità che vinca le Olimpiadi, almeno  in singolo, che è forse il sogno di tuti i vogatori. Il massimo del massimo. Gareggiare sull'otto è prestigioso, ma diciamolo, l'otto è il prestigio di una Nazione, il singolo è la massima espressione dell'atleta!"


E gli atleti piemontesi invece?


Ci pensa un po', poi parte secco. "Ci sono dei canoisti, però la canoa è un altro sport. Io non li conosco."


In chiusura, dunque lei dal 1985 è giudice arbitro di canottaggio, ma qual'è l'iter che bisogna compiere per diventare giudici?


"L'iter è abbastanza lungo. Prima bisogna possedere requisiti quali, aver praticato sport e avere meno di quarant'anni. Con questi requisiti si fa domanda al responsabile della regione della Fic e si diventa aspiranti. Dopo due anni di aspirantato, nei quali si viene affiancati ad un altro giudice ordinario, si può sostenere l'esame. Se lo si supera, si diventa giudice e arbitro effettivo nazionale."


Mi scusi, nel suo caso invece di giudice internazionale?


"Dopo alcuni anni di giudice arbitro nazionale, si chiede alla Federazione nazionale, di esser presentati, alla candidatura di giudice internazionale. Se la Federazione acetta, perchè ritiene che ci siano le condizioni per poter fare questo, allora si viene candidati come giudice internazionale. Si sostiene dunque un'esame piuttosto severo e se lo si passa, da li inizia la carriera internazionale. Io ho cominciato nel 1985."


Valentina Carpignano
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